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martedì 18 dicembre 2007

Non ti scordar di me........!



Ecco cosa richiede l' INPS per il rinnovo triennale di una pensione di invaliditá di Euro 13,41
(tredicieuroequarantunocentesimi).
Certificato medico.
Delega in italiano np1.
Delega in italiano np.
Delega in tedesco np.
Domanda di conferma di invaliditá.
Esonero tasse sulla pensione italiana.
Modello RED-INPS.
Pagamento della pensione-INPS.

Ció comprende tra file .pdf e .doc 1374KB ed in grammi,
circa un chilo di carta.

Comporta anche, la visita dal medico, andare a farsi confermare l' invaliditá, andare dal fisco tedesco a farsi mettere un bollo per far capire che le tasse le pago in Germania, andare in banca per un bollo che certifica un conto in Germania, riempire e firmare deleghe, modelli, certificati.... ! Per tutto ció ci vuole molto tempo e denaro.
Tutte cose a conoscenza dell' INPS sin dal 2001 !

Le casse pensionistche tedesche richiedono soltanto un certificato di esistenza in vita, che viene rilasciato dal Comune di residenza o dal Comune di nascita o dal Consolato Italiano o dalla Chiesa a cui si appartiene, solo un foglio, UNO.

É dal Giugno 2007 che attendo una "qualsiasi" risposta, sembra peró che sia l' INCA patronato (CGIL) Hamburg, come anche l' INPS Palermo, si siano atomizzati, non rispondono, non ci sono !!!!

Ma io, i (tredicieuroequarantunocentesimi) non li regaleró MAI all' attuale Governo, ne ho il diritto dal Gennaio del 2001 e li voglio !

Questa é l' Italia in cui vivete, cari Concittadini con "spirito animale", cosí vi vede il Presidente della Repubblica.

Cordialmente....con overdosis di adrenalina.....
Pippo Caminiti (Furci-Blog)

lunedì 17 dicembre 2007

Efficienza tutta italiana = "Noi abbandonati sull'Eurostar"

BARI - "Ma quale maltempo. In quel punto la linea non va: non è la prima volta che succede". Dopo un'odissea sui binari lunga quanto un volo per l'Australia, Ketty Di Tardo, una ragazza barese che vive e lavora nella Capitale, ha ancora la forza di gridare la propria rabbia. "Ci hanno lasciati soli, abbandonati, senza riscaldamento, senza cibo e senza servizi igienici: non è degno di un paese civile", sbotta.
"Una cosa tremenda ma c'erano migliaia di treni in giro - ha commentato Romano Prodi - Cerchiamo di avere il senso della misura, altrimenti non riusciremo ad avere l'idea precisa di dove sia il male, quello che non va e dove intervenire".

Il treno Eurostar partito da Lecce alle 12.17 e mai giunto a Roma (sarebbe dovuto arrivare alle sei e venti del pomeriggio) è la metafora dei trasporti ferroviari nel Sud Italia. Come se non bastassero i tempi di percorrenza, che a parità di distanze sono il doppio di quelli tedeschi e spagnoli, guasti e ritardi sono sempre all'ordine del giorno. La gente ci ha fatto l'abitudine e quasi non protesta più. Quando però si impiegano venti ore per raggiungere la Capitale, lontana appena 500 chilometri, anche la pazienza ha un limite e a poco servono le scuse di Trenitalia - "Ci sono stati errori ma abbiamo cercato di fare il nostro meglio" ha spiegato l'amministratore delegato Mauro Moretti - il rimborso integrale del biglietto e l'azione legale annunciata dal Codacons. "Niente potrà farci dimenticare quelle ore di incubo", sottolinea Ketty Di Tardo.

Eppure il viaggio era cominciato bene. Il treno viaggiava in orario. Poi, intorno alle cinque e un quarto del pomeriggio, dopo aver superato Caserta e Capua, il convoglio si è fermato di colpo. "Ci siamo ritrovati su un ponte, con il treno inclinato su un lato e quasi in bilico", racconta Ketty Di Tardo. Le cause sono ancora da chiarire, ma si parla di problemi alla linea elettrica e di ghiaccio sulle rotaie. "Ci saranno stati sicuramente guai tecnici, la neve non c'entra: faceva un freddo cane ma ghiaccio non ce n'era", insiste la signora Di Tardo.

È l'inizio dell'odissea. Le dieci carrozze sono piene: famiglie con bambini, ce n'è anche uno di appena cinque mesi, ma anche anziani, 450 persone in tutto, che chiedono chiarimenti senza riceverne. In tanti si preoccupano, nessuno perde la pazienza. Scene che la signora Di Tardo ha scolpite nella mente. "C'erano solo tre persone di Trenitalia: il macchinista e due capitreno. I bagni erano guasti, il riscaldamento non funzionava e nella carrozza ristorante il cibo è finito prestissimo. Ci hanno detto che stava arrivando una locomotiva che ci avrebbe trainato fino a Capua". La motrice è arrivata, ma è servita a poco. "Erano le sei del pomeriggio - racconta Giovanni De Luca, un medico di Barletta - Il treno è stato agganciato, ma non si mosso perché si è rotto il gancio. Ci hanno tranquillizzato, dicendo che ne sarebbe arrivato subito un altro che, anziché trainarci, ci avrebbe spinto. Così, è stato: intorno alle 7 abbiamo sentito un botto, il convoglio si è mosso un po', ma poi basta. Il treno non riusciva a muoversi, pare per un problema ai freni".

Nel frattempo in tanti cominciano a scendere dalle carrozze perché i bagni sono inutilizzabili. E la Protezione civile? "Ce lo siamo chiesto in tanti, i volontari sono arrivati quando era già notte, nella stazione di Capua", dice ancora De Luca. "Siamo stati avvisati verso le 9, quattro ore dopo il guasto", si giustifica Guido Bertolaso, capo del dipartimento della Protezione civile.

Il peggio, però, deve ancora arrivare. Intorno all'una di notte, giunge un treno per caricare i passeggeri. "Ci abbiamo messo un'ora e mezza per salire - ricorda De Luca - C'era gente esausta, bambini che piangevano. Ci hanno dato qualcosa da mangiare, ma non coperte. Ci hanno detto che ci avrebbero portati a Roma, invece dopo pochi chilometri anche questo treno si è rotto ed è riuscito a tornare indietro a Capua, procedendo quasi a passo d'uomo. In stazione ci hanno lasciati per un'ora senza dirci nulla. Abbiamo dovuto aspettare un treno regionale, alle 4 e mezza del mattino. Siamo arrivati a Roma alle 7 e mezza. Tutto questo è inaudito".

"Ho avvertito la sensazione di essere sola, una sensazione di vuoto assoluto - racconta Claudia Aldi, una giornalista di Firenze - Faceva un freddo incredibile, sembravamo dei deportati". "E a Roma non c'erano nemmeno tutti i taxi che ci avevano promesso", conclude con amarezza Monica Sacchetti, un'altra passeggera che ha rischiato di perdere l'aereo da Fiumicino per un'assurda odissea sui binari.

Fonte: La Bibbia dei "sinistri"
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/maltempo-neve/eurostar-passeggeri/eurostar-passeggeri.html

domenica 16 dicembre 2007

Ritorno al Neolitico (VIII)


- Qualcuno ha portato una chitarra, per caso ? -
Era solo una battuta, ma ebbe un insperato effetto
- Una chitarra no, ma, sapendo di andare nel neolitico mi sono portato questo flauto -
Guardai Corrado incredulo, ma mi ripresi subito e lo spronai
- L'hai portato ? E allora suona. Suona qualcosa di cantabile, e voialtri cantate qualche bella canzone. Facciamogli vedere che abbiamo qualcosa da fargli sentire che può ben valer la pena di salvare. Cantate con voce alta e sicura, cercate di essere forti, che ne va della nostra vita. -
Si misero a cantare, accompagnati dalla musica di Corrado, e i selvaggi rimasero interdetti.
Discutevano tra di loro, e forse la cosa stava avendo effetto, quando un selvaggio più alto degli altri, dalla muscolatura atletica e robusta, che doveva essere il loro capo, disse con voce imperiosa qualcosa che li fece zittire.
Poi continuò a parlare, e i suoi uomini, qualcuno a malincuore, posero mano alle armi.
Capii che non aveva funzionato. Peccato, per poco, ma il loro capo non doveva essere amante della musica.
Allora mi rivolsi ai miei.
- Non muovetevi, lasciate fare a me. -
Mi avviai verso il capo a passo deciso, e questa mia mossa li sorprese.
Qualcuno stava per venirmi contro, ma lui li fermò con un gesto che non ammetteva repliche.
Continuò a fissarmi, mentre mi avvicinavo a lui.
Arrivato abbastanza vicino avrei voluto esibirmi in un kata di bastone (in giapponese "bastone" si dice "bo") volteggiando il bo come un giocoliere... peccato che non ne sono capace. Kata, ne conosco, ma la mia esibizione non avrebbe impressionato quei selvaggi, quindi meglio lasciar perdere.
Quindi gettai con violenza per terra il bastone, guardandolo con aria di sfida, e poi mi avvicinai ulteriormente a lui, calpestando il bastone, ed avendo cura che capisse che lo stavo facendo intenzionalmente.
Mi fermai a poco da lui.
Lui alzò la lancia, e la scagliò per terra, dove rimase infilzata. Poi prese l'ascia e la buttò di lato.
Continuando a guardarmi, lanciò un urlo orribile e mi si scagliò contro.
Avevo ottenuto il mio scopo.
Non potendo sperare di vincere con i miei contro i suoi, ero riuscito a convincerlo ad una singolar tenzone tra me e lui.
Più che perdere, non potevo, mi consolai...
Mi era venuto addosso come un toro, ed io mi ispirai ai toreri. Feci un passo laterale, ruotando su me stesso verso destra, caricando così il destro, che scaricai nella sua testona, mirando al mento.
Il colpo non fu abbastanza preciso, perché lui era stato più rapido di quanto mi aspettassi, ed allora gli mollai il miglior sinistro del mio repertorio, prendendo lo slancio dalla torsione del corpo conseguente al destro di prima.
S'era accorto di essere andato a vuoto e si stava girando per recuperarmi, e così si beccò il mio diretto in pieno.
Ma lo assorbì con disinvoltura e cercò di colpirmi con le sue lunghe braccia con scariche di micidiale pericolosità.
Le evitai tutte, ma era straordinariamente rapido, e non riuscivo a infilare i miei colpi.
Allora cercai di frenarlo alternando jab e gedan mae geri con improvvisi spostamenti laterali, cercando, appena possibile di infilare qualche colpo, senza riuscire a dare efficacia alle mie tecniche.
Continuai allora con i jab sinistri, sottraendomi al suo incalzare per quanto possibile, ma ero in chiara difficoltà. non potevo permettermi di prendere neanche uno dei suoi colpi, forse non eccelsi come tecnica, ma di spaventosa e devastante potenza.
Ma, costretto a rivolgergli tutta la mia attenzione, non mi resi conto che mi aveva chiuso in un punto senza uscita a causa delle rocce tutt'intorno.
Lo vidi diabolicamente soddisfatto di avermi incastrato, precipitarsi su di me con l'intenzione di finirmi.
Dovevo rimanere lucido, ne andava della mia vita.
Affidai tutto ad un destro d'incontro, e alla scelta di tempo, che doveva essere perfetta.
Mentalmente ripassai, in quella frazione di secondo, tutta la tecnica, cercando di trarre la massima spinta dal peso del mio corpo sul piede destro, e di far scattare il destro quando l'anca avesse girato la giusta misura, cercando di mantenere la massima scioltezza per avere la massima mobilità e velocità, finché, dopo un'interminabile frazione di istante girai il polso irrigidendomi per dare secchezza al colpo ed assorbirne il contraccolpo.
Fu, per mia fortuna, un colpo da manuale uscito fuori dalla freddezza della disperazione, ed ebbe il suo effetto.
Il bestione si accasciò a terra, intontito, ed io, tirato un sospiro di sollievo, mi tirai fuori da quella maledetta trappola, soddisfatto, ma anche psicologicamente spossato, girandomi per ammirare l'effetto del mio pugno da ko.
Altro che ko, quello, un po' intontito, ma abbastanza furioso, si stava rialzando, e dopo essersi concesso un attimo per riprendersi, mi si lanciò addosso con più veemenza e rabbia di prima.
Lo aspettai a piè fermo, e appena mi fu a tiro, visto che si apprestava a colpirmi di destro, portai il mio destro all'indietro, afferrai la sua mano che cercava di colpirmi, e l'accompagnai spingendola nella stessa direzione in cui l'aveva scagliata lui, prolungandone la traiettoria in maniera innaturale, sfruttando così la sua stessa forza, con l'aiuto della rotazione delle anche mentre avanzavo col sinistro del passo più lungo che potevo, concludendo con una spinta del braccio, steso di scatto, per quanto mi permetteva il peso che spingevo.
Conoscevo il buon esito di quel colpo. Avevo visto cinture nere volare per effetto di quel colpo, ed anche il troglodita, spinto dall'abbrivio del suo stesso peso, non potè frenare il suo stesso slancio, e rovinò vari metri più in là su alcuni dei suoi.
Il colpo era stato di grande effetto visivo, ma, oltre alla involontaria passeggiata forzata, riportò, per sua fortuna, e mia dannazione, ben pochi danni materiali da quella specie di volo che gli avevo fatto fare, e così mi fu sotto prima che io stesso ritrovassi la concentrazione giusta.
Incassai un colpo terribile allo stomaco. C'era da dubitare che invece che a mani nude come era mi avesse colpito con un martello. Avevo indurito gli addominali e l'assorbii,ma essendomi dovuto irrigidire, non fui poi abbastanza svelto a sfuggire alla sua presa, e strinse una presa d'acciaio (acciaio di carne umana) attorno alla mia gola.
Capii che sarei morto se non avessi reagito immediatamente, e allora ruotai di scatto infilando dal basso in alto la mia mano tra le sue, colpendolo poi, ricadendo di scatto, con una gomitata sul braccio, aiutandomi anche col movimento di tutto il corpo, per liberarmi della sua presa mortale, ma lui ne approfittò con uno scatto per attaccarmi alle spalle, cercando di strangolarmi da dietro.
Lo colpii con una testata all'indietro, gli calpestai sadicamente i piedi nudi (avevo bisogno di abbassare la sua concentrazione) e colpii i dorsi delle sue mani, immediatamente dopo afferrando un dito per mano, allargandogli le braccia, e chinandomi, mentre mi portavo di lato, gli torsi il braccio portandoglielo dietro la schiena alzandolo, e lo colpii con un calcio spinto nella piegatura posteriore della gamba, costringendolo ad inginocchiarsi.
Ero esausto, ma anche lui ne aveva abbastanza, e fece un cenno ai suoi che ondeggiavano, pronti ad intervenire.
Poi alzò il braccio in segno di resa.
Cercai di recuperare il fiato mentre lo lasciavo libero, ancora un tantinello diffidente, ma fu leale.
Gli mostrai le mani aperte, sorridendo, sperando che l'interpretasse come un segno di pace, e lui mi restituì il gesto e il sorriso.
I suoi si misero a cantare e danzare... per quel giorno ci era andata bene.
Cosa ci aspettava domani ?

Fine parte ottava.

"duepassi"

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A.D. 2009, 21 Ottobre.
Siamo a quasi 2 anni dal cambiamento di redini, gli asini sono rimasti, oltre a qualche rattoppo, non si vede nulla !
Neanche i soldi per quache maschera antigas, viste le fughe permanenti della rete fognaria.
Si propaga fumo (gemellaggio), si sponsorizzano (sciala popolo),
si promette, non si mantiene, aria calda, non solo di scirocco.
Quanto hanno promesso ! Le "linee programmatiche" sono e rimarranno ben visibili qui sotto, fatevi un' idea autonoma.

A.D. 2010, 9 Aprile.
Gemellaggio, come se tutto dipendesse da questo "atto".
Spargono fumo fasullo, perché di arrosto non si vede nanche l' ombra.
Tutto viene lasciato all' abbandono, invece di alzare i deretani ed andare a cercare finanziamenti, se ne stanno a piangere "curcio" e a comunicare al "popolo bue" il solito ritornello: Non abbiamo soldi !

Buona fortuna !
Poveri disgraziati condannati a rimanere chiusi nel guscio della "perla dell' Jonio".....perché la perla se la sono giá fregata da tempo.