FURCI-BLOG



Cartine meteorologiche attuali. Clicca (QUI)(C)ilmeteo.it. Clicca BOLLETTINO PROTEZIONE CIVILE

Clicca su TERREMOTI ATTUALI (C)EMSC/CSEM.Clicca su TREMORE VULCANICO(ETNA)(C)INGV Clicca su NOTIZIE per seguirle su SKY TG24.

Clicca SOLE per osservare la macchie solari, la foto si aggiorna da sola, gli orari sono espressi in UTC. (C) NASA. Clicca su VIDEO-SOLE per osservare le esplosioni solari degli ultimi 7 giorni(C) NASA. Clicca su NUVOLE-SUL-MEDITERRANEO per vedere la direzione e la quantitá di nuvole.

ALLERTA METEO = SERVIZIO SOSPESO

Verde = Nessun avviso, Blu = Potenzialmente pericoloso, Arancione = Pericoloso, Rosso = Molto pericoloso, Nero = Catastrofico

Meteo Furci Siculo

NIEDERSACHSEN (Bassa Sassonia)

NIEDERSACHSEN (Bassa Sassonia)
Clicca sulla bandiera per il meteo a Hemmingen (D)
Visualizzazione post con etichetta Prodezze di Governo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Prodezze di Governo. Mostra tutti i post

martedì 6 novembre 2007

Romania boccia decreto espulsioni

Premier Bucarest:"Stop ondata xenofoba"

Il presidente romeno Traian Basescu condanna gli attacchi contro i propri connazionali in Italia e critica senza mezzi termini il 'decreto espulsioni': "Misure improvvisate che generano paura e risvegliano l'odio". Gli fa eco il premier Calin Popescu Tariceanu il quale si è detto "preoccupato" per le "reazioni xenofobe" dirette contro gli immigrati romeni e ha invitato il suo omologo Romano Prodi a prendere misure per "tutelare" questa comunità.

"In qualità di capo dello Stato romeno - ha aggiunto - condanno ogni violazione della legge commessa da un cittadino romeno in Romania così come all'estero. Ma condanno (anche) ogni atto di violenza diretto contro cittadini romeni così come ogni discorso che inciti la gente a non rispettare i diritti civili dei romeni senza riguardo a dove si trovino nell'Unione europea", ha detto Basescu.

Le parole del presidente seguono la protesta dell'ambasciata di Bucarest per l'attacco subito venerdì da quattro romeni dopo l'assassinio di Giovanna Reggiani. In serata il premier Calin Tariceanu aveva chiamato Romano Prodi annunciando una visita imminente in Italia.

Tariceanu ha definito "inaccettabili" le umiliazioni e gli abusi di cui a suo dire sono vittime i connazionali nel nostro paese. "E' mio dovere avvertire il mio omologo che la situazione comincia a degradarsi e che questa ondata di xenofobia va arrestata", ha dichiarato Tariceanu al termine di una riunione straordinaria con i ministri dell'Interno, della Giustizia e degli Affari Esteri. "Non tolleriamo la delinquenza (in seno all'immigrazione romena, ndr), ma allo stesso tempo dobbiamo proteggere i nostri cittadini", ha sottolineato il premier di Bucarest.

Basescu ha reso noto di aver chiesto al ministro degli Affari esteri, Adrian Cioroianu, di "discutere di fronte alla Commissione europea delle nuove leggi sulla sicurezza pubblica" adottate da Roma, precisando che ci sono "carenze nella loro applicazione". "Il modo in cui numerose persone sono state rimpatriate non ha lasciato loro alcuna possibilità di rivolgersi alla giustizia per sapere se questa misura era giustificata o sbagliata", ha concluso il presidente.

Fonte:

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo386548.shtml

E Voi che ne pensate, cordiali lettori del blog ? Come andrá a finire ?

Cordialmente...............

Pippo Caminiti (Furci-Blog)

domenica 4 novembre 2007

Fini all'attacco: Prodi si vergogni

di Fabrizio De Feo - venerdì 02 novembre 2007, 08:29

da Roma

L’esecutivo cambia idea sull’onda dell’indignazione popolare. E, a delitto avvenuto, vota il decreto sulle espulsioni dei cittadini comunitari per ragioni di sicurezza, provvedimento controfirmato ieri anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un’improvvisa retromarcia che suona come l’ammissione di un errore. E fa scattare, da parte di Gianfranco Fini, un preciso, duro, affilato atto d’accusa contro il governo e l’amministrazione della Capitale.
«Il governo si dovrebbe vergognare. Il giorno prima, in tv, il ministro Amato aveva detto che il decreto non era necessario. Poi, dopo la tragedia della signora Reggiani, il governo ha fatto il decreto. Comunque meglio tardi che mai» commenta il presidente di An, che in mattinata si reca prima in visita alla stazione di Tor di Quinto poi al capezzale di Giovanna Reggiani.
«Chiedo a Veltroni e Rutelli di spiegare perché la stazione è stata lasciata in queste condizioni - continua Fini -. Come è ridotta questa stazione è una roba indegna, da quarto mondo, con fogne a cielo aperto e una strada sterrata senza illuminazione. E ora, soltanto dopo una tragedia si cerca di correre ai ripari. Il centrosinistra governa Roma da qualche anno ed esistono numerose denunce presentate dall’opposizione. Non possono dire “Non sapevamo”. Sapevano benissimo». La furia finiana non si traduce in una semplice promessa di muro contro muro ma in una proposta di «scambio» lanciata al centrosinistra. «An è pronta a votare il provvedimento se viene inserita una norma che preveda l’espulsione anche per chi non ha mezzi certi di sostentamento».
La reazione dell’Unione al j’accuse finiano non è certo improntata all’autocritica. «Mi ha sorpreso e amareggiato che un uomo di governo come Fini sia andato nel luogo del delitto a sollevare emozioni contro di me e contro il governo in una giornata come questa - contrattacca il ministro dell’Interno -. Da un uomo di governo che si è trovato a gestire l’ingresso della Romania nella Ue, non me lo sarei aspettato. Di tutto abbiamo bisogno tranne che dividerci davanti alle tragedie». Gli fa eco Romano Prodi che prima assicura «che tutto quello c’era da fare è stato fatto». Poi aggiunge un paio di postille auto-assolutorie. «Quello dei romeni che delinquono» dice «è un problema che non coinvolge solo l’Italia. Per quanto riguarda Fini, credo che non siano parole giustificate perché non siamo al governo da cent’anni. La grande responsabilità per questa politica è del governo precedente». La reazione più scomposta alle parole del leader di An arriva, però, da Renzo Lusetti del Pd. «Oggi per Fini è il giorno dello sciacallo. Ci vuole solo la sua faccia tosta per strumentalizzare questa drammatica vicenda».
La controreplica è firmata Maurizio Gasparri. «Lusetti abbaia nel tentativo di coprire il fallimento del governo Prodi-Rutelli sulla sicurezza. Taccia e rifletta sull’indulto e sul permissivismo nei confronti degli stranieri». Paolo Bonaiuti, invece, bacchetta il presidente del Consiglio. «Con quale faccia tosta Prodi può addossare la colpa di quanto sta accadendo al governo precedente? In diciotto mesi questa sinistra non ha fatto per contrastare gli arrivi degli irregolari e persegue da sempre una politica di porte spalancate senza controllo, questa sinistra ha pensato soltanto a cancellare la legge Bossi-Fini. Prodi al governo o Veltroni come sindaco di Roma - conclude il portavoce di Silvio Berlusconi - il risultato non cambia: la sinistra non sa dare risposte al problema sicurezza, chiunque la guidi».

Fonte:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=217549&START=0&2col=

Come vedete, informiamo anche sulla politica nazionale, a Furci poco o nulla di nuovo.

Cordialmente.........
Pippo Caminiti (Furci-Blog)

mercoledì 31 ottobre 2007

I blog non verranno tassati

Ddl editoria, retromarcia del governo

Nessuna tassa sui blog: chi opera sul web senza fini di impresa e di lucro, può stare tranquillo. E con loro anche Beppe Grillo che aveva invitato i blogger a trasferire il loro "diari digitali" all'estero.

In sostanza, ha spiegato Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria a conclusione della sua audizione nella Commissione Cultura della Camera dove ha preso avvio il ddl di riordino del settore, l'iscrizione al Roc, il registro presso l'Autorità garante per la comunicazione, riguarderà chi opera su internet con fini d'impresa, escludendo dunque il singolo privato che da solo utilizza la Rete. L'obiettivo, ha ribadito ancora Levi, resta quello di regolamentare il settore editoriale "in modo che non ci siano operatori troppo forti che violano le leggi sulla concorrenza e del pluralismo".

Un principio che non può riguardare solo la stampa scritta o l'emittenza radio televisiva, ma anche il web. "Siamo tutti d'accordo nell'affermare - ha aggiunto il sottosegretario - che il giornale on line deve avere le stesse caratteristiche di responsabilità del giornale di carta". Classificare ed avere un registro degli operatori sul web risponde dunque, ha spiegato Levi, alla necessità di evitare condizionamenti e alterazioni del mercato, "ad esempio attraverso la distribuzione o la raccolta di pubblicità su internet" evitando cosi' posizioni dominanti.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/tgtech/articoli/articolo385874.shtml

Ma il fine ultimo dell' azione, rimane la tassazione, il bollo, registrazione....chiamatelo come volete
Questo sí che é "scopo di lucro", non sanno fare altro.

Cordialmente........nella speranza che i blog rimangano esenti da tasse, almeno per il momento.....
Pippo Caminiti

sabato 20 ottobre 2007

Tasse in vista per siti e blog

Polemica per nuova legge editoria

Tassare anche internet: l'articolo 7 del disegno di legge sull'editoria prevede infatti l'iscrizione obbligatoria al Roc, il registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet. E il popolo della Rete si ribella. Portavoce delle proteste, manco a dirlo, Beppe Grillo.

Il noto blogger e animatore del Vaffa day ha nel mirino il ddl del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi che riordina il settore dell'editoria. Ma non c'è solo Beppe Grillo. Già una parte della maggioranza (Verdi, Di Pietro e comunisti in testa) che chiede emendamenti al provvedimento che mercoledì inizierà il suo iter alla Commissione Cultura della Camera, proprio con un'audizione di Levi. Grillo sostiene che il testo è stato scritto ''per tappare la bocca a Internet'' e a suo avviso se dovesse passare chiuderebbe il 99% dei siti. Non il suo: ''Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico''.

Gli risponde con una lettera lo stesso Levi, spiegando che con il provvedimento ''non intendiamo in alcun modo né tappare la bocca a Internet né provocare la fine della Rete. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l'intenzione. Ciò che ci proponiamo è semplicemente di promuovere la riforma di un settore, quello, per l'appunto, dell'editoria, a sostegno del quale lo Stato spende somme importanti, che è regolato da norme che si sono succedute in modo disordinato nel corso degli anni e che corrispondono ormai con grande fatica ad una realta' profondamente cambiata sotto la spinta delle innovazioni della tecnologia''.

E aggiunge: ''Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l'operatore professionale e il privato può essere sottile e non facile da definire". Già, e allora a chi spetterà decidere?. La risposta di Levi: "Nella legge affidiamo all'Autorità Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori''. Ma anche la stessa Agcom esprime perplessità il commissario Nicola D'Angelo, che invita a ''contemperare le esigenze di garanzia con la libera apertura della rete''. Altrimenti, conclude, ''finirà che i blog si faranno dall'estero''.

Fonte:

http://www.tgcom.mediaset.it/tgtech/articoli/articolo384414.shtml

Tasse, ecco la vera finalitá dell' operazione !
E cosí sia.........vuol dire che continueró dalla Germania a tener su il mio blog, almeno fin quando l' Italia diverrá piú civile e vivibile.

Cordialmente.........
Pippo Caminiti (Furci-Blog)



Finanziaria,abolizione Stretto Messina costa 4-500 mln-Di Pietro

venerdì, 19 ottobre 2007 6.10



ROMA, 19 ottobre (Reuters) - L'emendamento approvato ieri in commissione Bilancio al Senato al decreto legge collegato alla Finanziaria che prevede la soppressione della Società Stretto di Messina costerà complessivamente allo Stato, fra bilanci della società e penali, circa 4-500 milioni.

Lo ha detto oggi a Napoli il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, come confermato da un portavoce.

L'emendamento è fra quelli presentati al decreto dal relatore di maggioranza, il verde Natale Ripamonti, e prevede - oltre all'abolizione della società, l'istituzione di un'autorità che vigili sull'area.

"Sono stati persi 400-500 milioni di euro. Abbiamo fatto una furbizia", ha detto ironicamente Di Pietro.

Già nelle scorse settimane Di Pietro aveva sostenuto la tesi che sopprimere la società non fa cadere automaticamente i rischi di possibili pendenze, perché invece dell'amministratore sarebbe il liquidatore a dover pagare le penali per la mancata realizzazione dell'opera.

Oggi Di Pietro ha detto che alla società Stretto di Messina sono già andati 150 milioni per il progetto preliminare del ponte e la realizzazione di tre gare.

"I vincitori di queste gare avranno stanotte brindato a champagne visto che senza spostare un muratore né una cazzuola di cemento intascano un guadagno del 10% per violazione contrattuale e senza pagarci nemmeno le tasse", ha aggiunto spiegando che la penale è di circa 300 milioni.

Il contratto per il Ponte sullo Stretto è stato aggiudicato dalla società Impregilo (IPGI.MI: Quotazione, Profilo) che dal 2006 l'ha iscritto nel proprio portafoglio ordini per un valore di 1,7 miliardi.

"L'Italia dei Valori ha espresso contrarietà rispetto a questa soluzione che impone una spesa enorme per il risarcimento del danno alle imprese vincitrici delle gare raggiungendo un obiettivo che era già stato raggiunto, quello di non fare il ponte sullo Stretto. Ci sembrava migliore la soluzione da noi proposta che manteneva l'impegno a non realizzare il ponte senza però spendere una lira e anzi indirizzando le risorse destinate a questa opera per altri interventi nelle stesse regioni, la statale Jonica, la realizzazione di tre tratte metropolitane a Palermo, Catania e Messina, l'autostrada per Agrigento", ha aggiunto il ministro.

© Reuters 2007. Tutti i diritti assegna a Reuters.

venerdì 19 ottobre 2007

Il Governo vara la Internet Tax

Roma - Questa minaccia era proprio sfuggita agli occhi di Punto Informatico e, purtroppo, anche a quelli di molti altri. Ma non è sfuggita a Valentino Spataro, curatore di Civile.it, che in un editoriale appena pubblicato avverte tutti del siluro sparato dal Governo contro la rete in pieno agosto e approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.

La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure.

Il testo parte bene, spiega che "La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati".

Bene, anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale. Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.

Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:

"Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).
Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale:
"Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".
Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita:
La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano "diffusi unitamente al prodotto editoriale principale".

Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l'intero articolo 5:
"Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".
Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai "prodotti" non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che il solleone ad agosto abbia giocato brutti scherzi. In realtà all'articolo 7 viene raccontato il motivo del provvedimento. Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l'iscrizione al ROC serve "anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa".

Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione.

"Potessero, - conclude Spataro - chiederebbero la carta d'identità a chiunque parla in pubblico. Su internet il controllo è più facile. E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l'internet Italiana".
Vista l'enormità di quanto sta producendo questo Governo, visto anche l'impegno profuso da Punto Informatico e da decine di migliaia di utenti negli anni scorsi per cercare di tenere lontani dalla rete i tentacoli del controllo editoriale tradizionale, mi sembra doveroso lasciar qui alcune righe.

Ci troviamo dinanzi ad un provvedimento che non andrà lontano. I suoi scopi sono altri, i primi articoli del testo sono scritti malissimo: verranno riscritti, è facile prevederlo, forse persino prima che il New York Times titoli qualcosa tipo "Italia nel Medioevo" come fece quando fu approvata la legge sulle staminali.

La dimensione macroscopica dell'errore del Governo è tale, e capace di nuocere alla rimanente parte del disegno di legge, che con un colpo di bianchetto verrà consegnato all'oblìo nel più rigoroso silenzio mediatico. Presto non ne sentiremo più parlare. È già successo, si può aver fiducia che accada di nuovo.

Il punto è, evidentemente, un altro.

Sopravvivere al numero di oggi di Punto Informatico non è facile, richiede quella stessa capacità di controllo di quando si versano le imposte nelle mani della casta perché ci faccia ciò che crede: c'è Marco Calamari che fa il punto su come le diverse leggi sulla pedopornografia negli ultimi 8-10 anni abbiano provocato una compressione delle libertà individuali, c'è Valentino Spataro che spiega a tutti come sia capitato che il Governo abbia imposto una tassa (e una serie di procedure) in capo a qualunque pubblicazione online di qualsiasi genere anche senza finalità di lucro, e c'è Francesco Rutelli che fa sapere, vivaddio, di non poterne più, lui, di Italia.it.

Come dicevo, sopravvivere è difficile. In un solo giorno vengono condensati i risultati di fallimenti plateali e costosi, sia in termini economici che di libertà individuali, nati dalla ostinata ignoranza di chi alberga nella stanza dei bottoni, ignoranza almeno riguardo alle cose della rete, volendoci limitare a quelle.

Quando andavo a scuola e sbagliavo una frase importante in una versione di greco, il mio insegnante non mancava mai di metterci sotto due righe a penna con due o persino tre "x rosse", e di conseguenza abbassava in modo sostanziale il voto finale che assegnava alla mia traduzione. Non contento, le correzioni si eseguivano sempre tutti insieme pubblicamente, ognuno cosciente e informato degli errori degli altri.

Nel caso del Governo, una penna rossa riscriverà quegli articoli ma nessun brutto voto verrà emesso. Chi è riuscito a scrivere quegli obbrobri non dovrà ammettere il proprio errore, né sarà chiamato a risponderne. Il Consiglio dei ministri che ha letto e approvato quel testo non verrà certo messo in croce per l'irresponsabilità dimostrata e l'allarme inutilmente causato. Nessuno dirà nulla a quegli esponenti governativi che parlano di riforma eccellente.

Così vanno le cose in Italia. L'unica speranza è che noi si possa continuare a raccontarle. Passi l'essere italiani, ma non ci ridurremo certo ad agire come omertosi pattalorrinchiti.

Paolo De Andreis
il blog di pda

Fonte:
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327

Con questa legge, gentili lettori, l' Italia supererá l' Eritrea ed andrá al posto 170 ! Nella classifica "libertá di stampa".

Meglio "ri-emigrare" !

Cordialmente.........."senza parole"
Pippo Caminiti (Furci-Blog)

Rutelli: ok, Italia.it si può chiudere

Roma - Il più costoso e fallimentare progetto web mai varato dal Governo, Italia.it, potrebbe presto chiudere i battenti. Lo ha fatto capire nelle scorse ore il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, racconta Corriere.it.

Rutelli parlava ad un incontro del Comitato nazionale per il turismo, nel quale se l'è presa con gli errori e i problemi di cui soffre il costosissimo portalone, sbottando: "Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere".

Un clamoroso cambio di rotta. Basti pensare che lo scorso luglio, nemmeno tre mesi fa, il Ministro aveva annunciato che alla BIT 2008, la Borsa del Turismo prevista per il prossimo febbraio, Italia.it avrebbe avuto una seconda occasione di riscatto. Ora la retromarcia, comprensibile: non solo Italia.it continua a proporre clamorosi errori a chi lo frequenta, come hanno fin qui inutilmente denunciato più volte gli operatori del turismo, ma è anche usato pochissimo dagli utenti Internet. Con tutti i suoi notevoli limiti, un servizio di misurazione come Alexa.com considera il portale del turismo un sito dal traffico scarsissimo.

Che il vicepresidente del Consiglio avesse sperato in un possibile risollevamento di Italia.it è palese: lo scorso marzo aveva annunciato via YouTube in lingua inglese la nascita del sito, proprio mentre partiva il Comitato che avrebbe dovuto trovare il modo di dare un senso alle decine di milioni di euro impegnati su Italia.it.

Siamo alla chiusura dunque? È presto per dirlo, Rutelli non è ancora arrivato ad una decisione definitiva e molte dovranno essere le teste da consultare prima di optare per la chiusura. Sebbene questa appaia inevitabile, il vero problema sembra risiedere nel cosa accadrà dopo.

Molti denari pubblici sono stati buttati impegnati in Italia.it. Del totale di quelli previsti si parla di 35,9 milioni di euro effettivamente investiti. Un quadro aggravato anche dal fatto che, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, mentre Italia.it veniva costruito, le Regioni, pur coinvolte in Italia.it, sviluppavano anche un Portale Interregionale che non solo non ha mai visto la luce ma, nonostante gli stanziamenti (13 milioni di euro), non sembra destinato a vederla mai.

L'unica speranza, si legge oggi in rete, è che se Italia.it verrà chiuso ciò possa avvenire con decisioni pubbliche e trasparenti, che consentano a tutti di capire cosa, come, quando e perché è accaduto. Fin qui, infatti, qualsiasi richiesta di trasparenza da parte di migliaia di utenti Internet è stata rispedita al mittente dal Governo.

Fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092383


E allora, gentili lettori di Furci-Blog ed altri blogs e siti della riviera Jonica, che ne pensate delle "nostre" informazioni ?
Noi lo facciamo per passione, i nostri "prodotti" costano poco o sono addirittura gratis, non speperiamo soldi della Comunitá (tasse).
Continuate a leggerci e, scriveteci pure, partecipate a rendere i siti e blogs del comprensorio Jonico piú ricchi di notizie ed informazioni, spediteci emails con informazioni sulle vostre cittá, paesi, regioni.....non importa se vivete in Italia o all' estero.

Cordialmente..........anche in questa occasione
Pippo Caminiti (Furci-Blog)

NEWS & INFORMAZIONI dalla Riviera Jonica


Furci Siculo.net

Previsioni vento in Km/h, Jonio Meridionale

Da subito potrete seguire le previsioni del vento rilevate da un gravitello virtuale situato al largo della Costa Orientale Sicula con le coordinate 37,50N e 16,00E. Furci ha le coordinate 37,94N e 15,38E
Altra stazione meteo Capo Spartivento, serve a monitorare, insieme alla IONSEASW, il tempo al largo della Costa Orientale Sicula ed ha le coordinate 37,98N e 16,05E

Qui troverete, sempre a portata di mano :

PROGRAMMI, PROPOSITI, PROMESSE, PROPOSTE, PROPENSIONI.
Potrete controllare quanti punti del PROGRAMMA sono stati realizzati, come sono stati realizzati.
Potrete controllare cosa non é stato realizzato.

A.D. 2009, 21 Ottobre.
Siamo a quasi 2 anni dal cambiamento di redini, gli asini sono rimasti, oltre a qualche rattoppo, non si vede nulla !
Neanche i soldi per quache maschera antigas, viste le fughe permanenti della rete fognaria.
Si propaga fumo (gemellaggio), si sponsorizzano (sciala popolo),
si promette, non si mantiene, aria calda, non solo di scirocco.
Quanto hanno promesso ! Le "linee programmatiche" sono e rimarranno ben visibili qui sotto, fatevi un' idea autonoma.

A.D. 2010, 9 Aprile.
Gemellaggio, come se tutto dipendesse da questo "atto".
Spargono fumo fasullo, perché di arrosto non si vede nanche l' ombra.
Tutto viene lasciato all' abbandono, invece di alzare i deretani ed andare a cercare finanziamenti, se ne stanno a piangere "curcio" e a comunicare al "popolo bue" il solito ritornello: Non abbiamo soldi !

Buona fortuna !
Poveri disgraziati condannati a rimanere chiusi nel guscio della "perla dell' Jonio".....perché la perla se la sono giá fregata da tempo.